L’annuncio arriva inaspettato, quasi sussurrato sui canali ufficiali l’8 dicembre 2024. Nessuna fanfara, solo poche righe sul sito degli Iron Maiden: “Stepping in behind the kit for 2025 is a name familiar to many of our fans – Simon Dawson” (ironmaiden.com). In queste parole asciutte e formali, i fan colgono immediatamente un vuoto di informazioni. Simon Dawson, batterista dei British Lion (la band parallela di Steve Harris), è nominato nuovo batterista per il tour 2025 al posto dell’iconico Nicko McBrain. Ma chi è davvero Simon Dawson? Perché proprio lui? E soprattutto, perché così poche spiegazioni da parte della band? Comincia così un caso intriso di mistero che mescola musica rock e intrighi da romanzo giallo.
Il comunicato ufficiale dipinge Dawson come un volto noto “a molti dei nostri fan”, ricordando che è stato partner ritmico di Steve Harris negli ultimi 12 anni:
In effetti, Simon Dawson è un musicista veterano, originario del Suffolk in Inghilterra, che ha iniziato a collaborare con Harris nel 2012. Ha suonato su tre brani del primo album dei British Lion e sull’intero secondo album, The Burning, oltre ad aver affrontato con Harris numerosi tour in club e teatri di tutto il mondo (ironmaiden.com).
Eppure, al di fuori della cerchia dei fan più devoti, il suo nome suona decisamente meno familiare di quello di Nicko McBrain, storico batterista dei Maiden per oltre quattro decenni. L’annuncio laconico – privo di dichiarazioni personali di Dawson o di altri membri della band – lascia intendere che qualcosa di insolito bolle in pentola. Nessuna foto ufficiale di Dawson con gli Iron Maiden accompagna la notizia, nessuna intervista immediata per presentarlo ai media: solo il testo del comunicato e una manciata di dati biografici, come indizi disseminati sulla scena di un crimine musicale. Già il giorno prima, 7 dicembre, Nicko McBrain in persona aveva fatto presagire un cambiamento epocale. Con un post emozionante, Nicko – 72 anni, e reduce da gravi problemi di salute nell’ultimo anno – ha annunciato il suo ritiro dalla vita in tour, parlando con “tristezza e gioia” della decisione di “fare un passo indietro dalla faticosa vita da tour” (blabbermouth.net) E ancora: Dopo 42 anni dietro i tamburi della Vergine di Ferro, il leggendario Nicko salutava così i palchi mondiali, ringraziando i fan per aver reso la sua carriera “un viaggio incredibile” (blabbermouth.net).
Le sue parole, intrise di emozione, hanno il sapore agrodolce di un’era che si chiude. Ma se il commiato di Nicko spiega il perché fosse necessario un nuovo batterista, non chiarisce affatto chi avrebbe raccolto il testimone né come tale transizione sarebbe avvenuta. Fu solo al termine dell’ultima data del tour The Future Past a São Paulo, Brasile – che Nicko rivelò essere il suo show finale con i Maiden che la band scoprì le carte annunciando Dawson per il futuro. Una tempistica che fa riflettere: possibile che gli Iron Maiden abbiano tenuto nascosto fino all’ultimo il cambio di guardia per non turbare i fan durante la tournée? In effetti, c’è chi ipotizza che il management abbia deliberatamente atteso la conclusione del tour (e la vendita dei biglietti del prossimo) prima di rivelare al mondo il ritiro di Nicko e l’arrivo di Dawson. Una mossa strategica, quasi machiavellica, degna di un romanzo del mistero dove nulla viene svelato prima del momento giusto.
Chi è, dunque, Simon Dawson? I fan più attenti lo descrivono come un “turnista” esperto, un batterista che ha attraversato decenni di rock e metal rimanendo perlopiù nell’ombra. Prima di unirsi al progetto British Lion di Steve Harris, Dawson aveva militato in numerose band di nicchia: dalla scena NWOBHM (New Wave of British Heavy Metal) con gruppi come i Deep Switch, alle sonorità alternative dei D’Void (o Dvoid the Scuzz), fino al groove metal anni ’90 dei Dearly Beheaded. Sorprendentemente, il suo curriculum include anche esperienze fuori dal metal: ha suonato con The Outfield, band rock melodica nota per la hit “Your Love”, e con gli Airrace, formazione AOR britannica. Un percorso eclettico, il suo, che lo ha visto passare dai piccoli club alle aperture in stadi, senza mai raggiungere però la fama di un membro degli Iron Maiden… almeno fino ad ora. All’inizio degli anni 2010, il destino di Dawson incrocia quello di Steve Harris. Il bassista degli Iron Maiden cercava un batterista affidabile per dare vita alle sue canzoni soliste: nacquero così i British Lion, e con essi un sodalizio lungo dodici anni tra Harris e Dawson, sempre fianco a fianco sul palco e in studio. “Steve’s rhythm section partner of the past 12 years”, lo definisce con orgoglio il comunicato ufficiale, quasi a suggerire che tra i due l’intesa musicale è rodata e profonda. Un dettaglio fondamentale, questo, per capire la scelta: Dawson non è una giovane promessa sconosciuta, ma un veterano di 66 anni (coetaneo quasi dei suoi nuovi compagni) con cui Steve Harris condivide già un linguaggio comune. La lunga collaborazione con Harris ha probabilmente forgiato Dawson a immagine e somiglianza delle esigenze “maideniane”. Chi ha assistito a concerti dei British Lion racconta di un batterista energico, preciso, in grado di reggere ritmi serrati per due ore di fila – qualità imprescindibili per suonare i classici degli Iron Maiden. “Gran batterista e persona squisita”, testimoniano alcuni fan che l’hanno incontrato dopo i piccoli show dei British Lion
E proprio questa esperienza diretta sul campo, al fianco del leader degli Iron Maiden, potrebbe avergli fornito il biglietto d’ingresso per la leggendaria band. Steve Harris, da navigato capitano della nave Maiden, sa bene quanto sia delicato l’equilibrio nel gruppo e sul palco. Scegliendo Simon – un inglese del Suffolk, cresciuto con la stessa cultura musicale e vicinanza geografica – Harris sembra voler mantenere intatta l’identità britannica e la “chimica” maturata in anni di prove e concerti insieme (metaladdicts.com). Dawson non dovrà imparare da zero cosa significa seguire il basso galoppante di Harris su brani come “Run to the Hills” o “The Trooper”: lo fa già da anni, sebbene in un contesto più piccolo. Forse è questa la chiave di tutto, almeno secondo alcuni osservatori: continuità e affidabilità. “As always, Steve hires only people he knows… they’ve played together, toured together, so it’s going to be smooth” commenta un fan, sottolineando come Harris tenda da sempre a coinvolgere musicisti di cui si fida ciecamente (reddit.com) . In un momento critico come l’uscita di scena (parziale) di Nicko, puntare su un volto amico garantisce una transizione morbida, senza scossoni interni.
Naturalmente, l’arrivo di Dawson ha scatenato il dibattito nella vasta fanbase maideniana. Da un lato c’è chi accoglie con sollievo la scelta “in famiglia”: meglio un batterista che Steve Harris conosce bene, piuttosto che un estraneo blasonato che potrebbe faticare a integrarsi. Dall’altro, molti fan sono rimasti spiazzati: possibile che il successore di Nicko McBrain non sia un nome altisonante? Ma soprattutto, un nome è subito balzato alla mente di tanti: Joe Lazarus, il nipote di Steve Harris. Joe è un batterista talentuoso, cresciuto letteralmente a pane e Iron Maiden – sua madre Linda è la sorella di Steve Harris, e suo padre, Steve “Laz” Lazarus, è stato a lungo nella crew della band. Perché Harris non ha scelto lui, optando invece per un collega di band? La domanda rimbalza da un social all’altro, alimentata da un colpo di scena degno di un thriller familiare.
A pochissime ore dall’annuncio di Dawson, infatti, è proprio Steve Lazarus (il padre di Joe) a rompere il silenzio con un commento pubblico sui social, poi cancellato. Le sue parole fanno scalpore: “Fair play. Let’s see what happens then. IMO, Joe could fit in without even a rehearsal. He knows the stuff inside out and backwards” (metaladdicts.com). Tradotto: “Giusto, vedremo come va… ma secondo me Joe potrebbe inserirsi senza nemmeno una prova, conosce il materiale a menadito”. Non è finita: Lazarus senior rivela che Joe aveva già suonato “The Trooper” con la band a 17 anni durante le prove, lasciando tutti a bocca aperta (metaladdicts.com) . Non solo: Steve Harris in persona aveva chiesto al nipote di imparare la scaletta degli ultimi tre tour, tenendolo pronto in caso Nicko avesse avuto problemi a esibirsi (metaladdicts.com). Insomma, le carte in regola per entrare nei Maiden, il giovane Joe le aveva tutte, almeno secondo papà. Il commento si conclude con un mezzo complimento a Dawson che però suona anche come una stoccata: “Non ho nulla contro Simon, è un grande batterista, ma non sono sicuro che sappia suonare questi brani come li sa suonare Joe” (metaladdicts.com). Parole pesanti, che improvvisamente trasformano la vicenda in un piccolo family drama. I media specializzati non tardano a raccoglierle: si parla di “faida in famiglia” e di “tensioni” interne all’entourage degli Iron Maiden (metalwani.com). Improvvisamente, la scelta di Dawson assume contorni ancor più enigmatici. Steve Harris ha privilegiato un “fratello di sangue” musicale rispetto al sangue del suo sangue? Una decisione controintuitiva, quasi nepotismo al contrario, che lascia interdetti molti osservatori.
Le reazioni dei fan oscillano su un pendolo emotivo. Alcuni si schierano con la famiglia Lazarus, delusi che Harris non abbia dato una chance al nipote, per di più dopo averlo tenuto come riserva ufficiosa per anni. Altri difendono la scelta di Dawson come la più logica: “Dawson ha l’età e l’esperienza giusta, è britannico come il resto della band e già abituato allo stile Maiden”, fanno notare, evidenziando come mantenere una certa coerenza anagrafica e culturale sul palco potrebbe essere stata una mossa voluta. In effetti, Dawson ha 66 anni, solo pochi in meno dei membri storici; Joe Lazarus ne ha probabilmente la metà, e inserirlo avrebbe cambiato non poco il colpo d’occhio sul palco. Non solo: la giovinezza di Joe si accompagna a minor esperienza di tour mondiali. Dawson, al contrario, offre maturità professionale e stabilità, doti che Harris valorizza in un gruppo che ha sempre puntato alla longevità Un fan riassume efficacemente la situazione in un forum: “As Dawson prepares to take the stage with Iron Maiden, he faces the challenge of winning over fans… Meanwhile, Joe Lazarus remains a potential option should circumstances change”– come dire, Dawson dovrà conquistarsi il pubblico sul campo, mentre Joe resta un’ombra in panchina, pronto a subentrare se qualcosa dovesse andare storto.
Al di là delle reazioni emotive della fanbase, la domanda resta: cosa ha davvero spinto Steve Harris e la band a prendere questa decisione? Harris è da sempre il timoniere inamovibile degli Iron Maiden — fondatore, principale autore e stratega dietro ogni grande svolta. A prima vista, scegliere Simon Dawson potrebbe sembrare una mossa prudente e calcolata. Prudente, perché Harris conosce bene Simon da oltre un decennio di British Lion. Calcolata, perché resta all’interno del suo fidato “circolo musicale” — come già fece con Blaze per Bruce, Janick per Adrian, e Nicko per Clive. In teoria, una scelta che garantisce continuità.
Ma stavolta, qualcosa non torna.
Joe Lazarus — il nipote di Steve — non è certo un ragazzino alle prime armi. È un batterista professionista. Suona la batteria per vivere. E, dettaglio fondamentale, ha già calcato i palchi con gli Iron Maiden: ha suonato davanti a decine di migliaia di persone durante la tournée europea, aprendo i concerti della band con i Voodoo Six. Settantamila spettatori. Una prova del fuoco, superata.
Simon Dawson, per quanto rispettabile, non ha mai suonato davanti a un pubblico di quelle dimensioni. E c’è di più — cosa che molti fan forse ignorano: Simon oggi non è un batterista professionista a tempo pieno. È un idraulico. Nulla di male, per carità. Ma è legittimo chiedersi: nel 2025, per il 50° anniversario di una delle band più leggendarie della storia del metal, davvero si sceglie un batterista part-time? Lasciando in panchina un professionista, giovane, preparato, e già collaudato sui grandi palchi?
Questa, più che una scelta prudente, sembra una miopia strategica. Forse Harris ha voluto evitare accuse di nepotismo. Forse temeva le complicazioni emotive di avere un parente nella band. O forse ha semplicemente preferito il comfort di un volto noto, abituato a contesti più piccoli.
Ma l’ironia è evidente: mettere da parte Joe Lazarus in favore di un idraulico semi-pensionato potrebbe creare più scossoni di quanti ne avrebbe causati un eventuale “drama familiare”. E se il rischio non dovesse ripagare sul palco, il silenzio che circonda tutto — l’assenza di interviste, di una foto ufficiale, perfino l’assenza di un augurio pubblico da parte di Nicko — diventerà un boomerang pesante da gestire.
Per ora, sappiamo solo questo: Steve Harris ha scelto con la testa. Ma viene da chiedersi… era davvero la testa giusta?
Un altro elemento alimenta l’aura di mistero: la scarsità di materiale concreto su Simon Dawson nel nuovo ruolo. Dopo l’annuncio, i fan hanno cercato disperatamente conferme visive. Uno di loro ha scritto online: “Sarebbe bello se pubblicassero qualche brano suonato in sala prove con il nuovo batterista, per evitare ulteriori speculazioni” (forum.maidenfans.com).
Una richiesta dettata dall’ansia di vedere con i propri occhi Dawson all’opera con gli Iron Maiden, quasi a volersi assicurare che tutto sia reale. Ma altri fan più smaliziati hanno subito smorzato le aspettative: “Sarei davvero sorpreso se facessero una cosa del genere, stiamo parlando degli Iron Maiden” (forum.maidenfans.com), ha risposto qualcuno con amarezza. In effetti, la band è famosa per la sua riservatezza e per controllare rigorosamente la propria immagine pubblica. Finora nessun video di prove, nessuna foto di gruppo aggiornata, nessun post social ha mostrato Simon Dawson insieme agli altri membri. Di lui, nella “nuova vita” da Maiden, esistono solo frammenti: quel comunicato stampa, qualche riga sui magazine rock e le testimonianze di chi lo ha visto nei piccoli club coi British Lion. È come se Dawson fosse ancora avvolto da un manto di invisibilità, destinato a cadere forse solo quando salirà sul palco del prossimo tour.
Nel frattempo, le teorie continuano a proliferare. C’è chi nota, con un sopracciglio alzato, che nel comunicato ufficiale si parla chiaramente di “per il 2025” e non oltre. Una scelta di parole che suggerisce come la band stessa tenga aperte diverse possibilità per il futuro. “Stranamente specifico che sia solo per il 2025 – non sembra suggerire che sarà dei nostri nel 2026” commenta un utente, ipotizzando che Dawson sia in prova per un anno e che nulla garantisca la sua presenza in eventuali tour successivi (reddit.com). Del resto, il tour 2025 coinciderà con il 50º anniversario degli Iron Maiden, celebrato con la faraonica serie di concerti “The Run For Your Lives Tour” (ironmaiden.com). Dopo di che, il futuro è un’incognita: la band potrebbe decidere di registrare un nuovo album (e magari richiamare Nicko McBrain in studio, visto che Nicko ha detto che pur ritirandosi dai tour resterà coinvolto in progetti con i Maiden (blabbermouth.net), oppure proseguire dal vivo se la salute reggerà, o chissà, persino concludere la propria epica carriera. In questo senso, la scelta di Dawson potrebbe essere parte di una strategia più ampia: traghettare la band attraverso il tour del cinquantenario in modo solido e sicuro, mantenendo tutte le opzioni aperte per il post-2025. Steve Harris – il “detective” dietro questo caso, se vogliamo – potrebbe aver messo in gioco il suo fidato alleato per questa missione, riservandosi di ridefinire gli assetti in seguito.
La vicenda di Simon Dawson nuovo batterista degli Iron Maiden resta, al momento, un enigma affascinante. Da una parte c’è la realtà tangibile: un musicista di lungo corso, forgiato all’ombra della band, chiamato a un compito gigantesco – sostituire un’icona amata come Nicko McBrain sul palco. Dall’altra c’è la nebbia di dubbi e curiosità che avvolge ogni dettaglio: perché così poche informazioni? Perché non il nipote prediletto, già pronto all’uso? Cosa stanno pianificando davvero gli Iron Maiden per il proprio futuro? Ogni elemento sembra un tassello di un puzzle, e Steve Harris ne è il silenzioso architetto. Con la sua discrezione tipicamente britannica, Harris ha disseminato la trama di indizi ma non ha fornito soluzioni facili, lasciando che fossero i fan a dibattere e a immaginare.
Non resta che attendere la prova del fuoco. Il 27 maggio 2025, a Budapest, la leggendaria Vergine di Ferro inaugurerà il nuovo tour mondiale e, con esso, un nuovo capitolo della sua storia. In quella notte, sotto le luci ribollenti del palco, finalmente vedremo Simon Dawson seduto dietro la batteria, le bacchette in mano, pronto a battere il tempo di “Aces High” o “Hallowed Be Thy Name”. Sarà il momento della verità: un uomo finora dietro le quinte emergerà al centro della scena. Riuscirà Dawson a raccogliere l’eredità di Nicko e a far ricredere anche gli scettici? Steve Harris avrà avuto ragione nella sua scelta quasi telefonata ma al contempo imprevedibile? I fan degli Iron Maiden, come lettori di un giallo arrivati all’ultima pagina, trattengono il fiato in attesa del gran finale.
Per ora, Simon Dawson rimane il protagonista invisibile di un mistero rock: un batterista senza volto (ancora per poco), attorno al quale si è costruito un intreccio di silenzi assordanti, mezze verità e speranze rombanti come un doppio pedale in sedicesimi.
Nota personale. Un dettaglio che non smette di graffiarmi la mente: Nicko McBrain non ha mai augurato buona fortuna a Simon Dawson, né in un’intervista, né in un post, né in uno di quei saluti sentiti che solo i grandi sanno fare. Niente. Silenzio. E per chi, come il sottoscritto, ha acquistato con largo anticipo il biglietto per il leggendario concerto al London Stadium del 28 giugno — 175 sterline di passione, sudore e amore per una band che ha segnato la mia vita — lascia ad oggi un retrogusto amaro. La pagina dell’evento mostra ancora la foto di Nicko. Ancora lui, il leone dietro i piatti, come se nulla fosse cambiato. E allora mi chiedo: davvero, in tutto il mastodontico apparato degli Iron Maiden, non si riesce a fare una stracazzo di foto ufficiale al nuovo batterista? Una. Una sola. Non un’intervista, non un video, non un aneddoto. Solo una foto per dire: “Sì, è lui. Questo è il nostro uomo adesso.” Sarebbe il minimo. E invece ci tengono nella nebbia.
Forse per alimentare il mito.
O forse, semplicemente, perché anche le leggende hanno paura di guardarsi allo specchio quando qualcosa cambia per sempre.
La soluzione dell’enigma è lì che aspetta, dietro le quinte di un palco, nel battere di tamburi che preannuncia un nuovo inizio per gli immortali Iron Maiden. Up the Irons, e che il mistero abbia fine!
Restiamo in contatto
Copyright ©Antonio Biggio MMXXIV. Tutti i diritti riservati