Luca Tramontin è un rugbysta, analista sportivo e autore televisivo con una carriera multiforme. Ha lavorato per Mediaset, Eurosport, Sportitalia e SBS, commentando sport come il football australiano, rugby, cricket e hockey su ghiaccio. È co-autore della serie TV “Sport Crime”, distribuita su Amazon Prime Video, e ha fondato Blullow SA, una casa di produzione a Lugano. Leggi qui la sua biografia.

 

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Quando parlo di Iron Maiden offendo.

Se ne sono accorti in molti e hanno ragione, una critica giusta (e ben ne vengano altre). All’origine del motivo quindi, Back in the Village. Contento di scrivere per questo Iron-Blog, mi piace l’idea di iniziare con qualcosa che ci faccia conoscere meglio.
Offendo perché offendevano.

Il borghesello mi offendeva soprattutto sugli Iron e i Rolling Stones.
Famiglia per me. E quando mi offendono la famiglia etc. etc.
Perché (quasi) solo su Iron e Stones? Perché il borghesello è ignorante e conosce solo quelli. Una semplice legge matematica. Non poteva sghigno-viscidare i suoi «he he he» a gobbetta-stretta su Ramones e Cat Stevens, perché non sapeva nemmeno che esistessero.
Gli insulti viscidi sono appoggiati all’ovvio, all’appena sentito, al cliché, ai nomi da telegiornale, quindi (con grande fantasia):
Iron: «Se ti piace il casino vai in un cantiere, he he he».
Stones: «Ma sono ancora vivi? He he he».
Una sul caos, una sull’età, con una vena di razzismo, attenzione che questa è grossa: perché razzismo? Perché sono bianchi. Battute simili su Chuck Berry o Buddy Guy si guardano/guardavano bene dal farne.
Ha ragione Keith Richards, se sei vecchio e bianco hai la dentiera e sei da ricovero, se vecchio e nero sei ancora piu vero (che in italiano fa beffardamente rima).
Fraintendetemi pure: è una forma di razzismo.

Gli attacchi agli Iron avevano un tono ancora più trapassista e beffardo: venivano da gentucola con arzille pretese culturali, ma andavano contro il gruppo più colto della storia. Chissà che facce quando lo hanno scoperto.
Non riesco a trattenere, torno istintivamente Back in the Village. «The truce is black and burned» cerco di perdonare, di impormi una tregua che però resta nera e bruciata. Insomma, non funziona, insulto ancora, fresco di battutina sugli Iron che ormai nessuno mi fa più.
Chi mi vuole bene mi accetta cosi, e si diverte anche.

Dal prossimo appuntamento parleremo di musica.

We’re burning brighter than before.