Buongiorno Anime Rock,  mi chiamo  Joe Rock,  al secolo Giorgio Ferina,  da qualche anno racconto storie e curiosità sul mondo del rock.  Ho lavorato in alcune radio Fm locali di Torino e provincia, TOradio ed Antenna1 la radio, inoltre ho collaborato con molte web radio e con alcune collaboro attualmente,  per citarne qualcuna: www.rbl.media, Sounditalia, Universal web radio,  Radiofoxione,  jolly Roger Radio e Radiolinea4. Numerosi sono i miei podcast che si possono ascoltare su Spotify e qui su Spreaker.

Amo tutta la musica, con un’immensa passione per l’hard rock e l’heavy metal.  La mia band preferita neanche a dirlo sono gli IRON MAIDEN,  una vera e propria malattia che  mi lega al direttore della Maiden Italia Davide Miotto ed all’amico scrittore Antonio Biggio,  è stato proprio quest’ultimo a chiedermi di scrivere nel suo Blog, una piccola rubrica sulla Vergine di Ferro. Il nome di questa mia nuova avventura è IRON MAIDEN:”FROM THE EARLY DAYS TO PRESENT”. Ogni articolo sarà dedicato alle curiosità di ogni album di questa titanica band!
 
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Siamo nel 1980: il debutto discografico degli Iron Maiden ha avuto un’evoluzione abbastanza travagliata. I membri del gruppo – Steve Harris al basso, Dave Murray alla chitarra, Dennis Stratton alla chitarra, Clive Burr alla batteria e il mitico Paul Di’Anno alla voce – hanno incontrato non poche difficoltà per far uscire il loro primo album, soprattutto a causa del genere punk che in quel periodo imperversava in Inghilterra.

Gli Iron Maiden si sono scontrati con molte case discografiche, alle quali fu persino proposto di tagliarsi i capelli e cambiare genere musicale per ottenere un contratto. Neanche a dirlo, Steve Harris e soci rifiutarono sempre di accettare tali compromessi. Investirono molto tempo e molti dei loro risparmi fino a quando la EMI Records gli fece finalmente firmare un contratto discografico. Forse l’unico elemento punk rimasto fu il taglio di capelli della loro mascotte Eddie, nella fantastica copertina creata da Derek Riggs.

Il disco si apre con “Prowler”, seguita dalla bellissima “Remember Tomorrow”, brano che il cantante Paul Di’Anno dedicò al padre. Non sto a citare qui tutti i brani dell’album, che sono scolpiti nell’Olimpo del rock. C’è però un brano degno di nota: la strumentale “Transylvania”. Inizialmente doveva avere un testo, ma Steve Harris, d’accordo con il resto della band, decise che il brano spaccava già nella sua forma strumentale. Così, “Transylvania” viene ancora suonata oggi nuda e cruda, come papà Harris l’ha creata.

La band, come ho scritto in precedenza, non fu molto agevolata dalla EMI Records neanche nella registrazione dell’album, che a mio parere non ha dei suoni eccelsi. Questo forse perché alla console del mixer c’era un certo Will Malone, che, a mio parere, si limitò a schiacciare il tasto “Rec”.

Niente a che vedere con il secondo lavoro del gruppo, che vide l’arrivo di Martin Birch, ma di questo ne parleremo nel prossimo articolo…

Rock on! 🤘