Mi ricordo esattamente dove mi trovavo quando lessi della morte di Paul Di’Anno.
Ricordo le gambe bloccate come il marmo, gli occhi sgranati, sperando che fosse una fake news, ma consapevole che era in precarie condizioni di salute. Cominciai a cercare su internet ma presto arrivò la conferma che Paul Di’Anno (primo cantante degli Iron Maiden, il primo a incidere dischi e fare tour) era venuto a mancare.
E dire che il mio primo impatto con Di’Anno non fu felice: a 15 anni, appena entrato nel mondo Maiden e con la voce di Bruce nelle orecchie, comprai Killers (il mio secondo disco dopo Brave New World) e (non so spiegare perché), al primo ascolto non mi piacque. Col tempo, conoscendo la storia dei Maiden e maturando, Killers e Iron Maiden diventarono i miei dischi preferiti. La sua irruenza, attitudine e carica ribelle lo hanno reso perfetto per quel periodo della band.
Conobbi Paul e interagii con lui in un paio di occasioni. Era esattamente come sul palco: diceva quello che pensava, senza freni né fronzoli. Nel 2007, a Codevilla al Thunder Road, qualcuno gli passò un biglietto: lui lo stracciò e durante Phantom of the Opera se ne andò interrompendo il concerto senza continuare (poi si scoprì che sul biglietto c’era scritto “Dickinson è meglio di te”, un parallelo inutile e fuori luogo).
Nel 2013 a Pavia, nel giorno del suo compleanno, mi chiese della droga (ci rimase male quando gli dissi di no) e nel 2014 al Centrale di Erba camminava già col bastone: insieme ad altri lo aiutammo a salire gli scalini che lo portavano sul palco. Chi l’avrebbe mai detto che quella sarebbe stata l’ultima volta che lo vidi dal vivo per anni, fino al 2022 a Zagabria, dove era in carrozzina con i suoi problemi già noti. Ma io ero lì, a Zagabria, per i Maiden e per lui, perché il ritorno dal vivo di Paul era un evento che non potevo perdermi: il ritorno a quel periodo nei pub con poco più di 300 persone. La sua dimensione live era quella, sanguigna, intima, quella che ti guarda negli occhi e gronda sudore. Passare dal “non mi piace” a fare 600 km per vederlo, solo lui poteva riuscirci.

E poi ci fu il concerto a Trezzo, nel contesto del Metalitalia Festival nel 2023. Al meet and greet si vedeva che ogni movimento era un’agonia per lui, ma lo fece in due tempi per non scontentare nessuno. Io portai il mio vinile dei Battlezone e lui lo guardò e sorrise, come per dire “e da dove salta fuori questo?” Fu questo il nostro ultimo momento insieme: un sorriso. Poi cantò per 60 minuti e, nonostante non fosse in formissima, cantammo noi con lui e per lui.
Dopo quel fatidico 21/10/2024 io e i miei soci ci recammo a Londra per il 50esimo dei Maiden al London Stadium e quale occasione migliore se non quella per andare a trovare il compianto Clive e soprattutto dare un ultimo saluto a Paul. fu commovente vedere sulla sua tomba un telone con il logo dei Maiden, una sciarpa del West Ham e una bottiglia del suo amato Jack Daniels. perché questo era Paul: il ragazzo della porta accanto, uno di noi. lo abbiamo conosciuto attraverso le sue canzoni.
Ci manchi Paul, ci manchi tantissimo. hai lasciato un vuoto nel cuore di noi metallari, ma sicuramente non ti dimenticheremo.