Sono trascorsi ben 85 anni dal 1940, un anno cruciale per la storia, come gli stessi Iron Maiden ci insegnano. Le loro canzoni, infatti, ci riportano agli eventi drammatici e cruciali di quel periodo. Andiamo ad analizzare due brani che raccontano la Royal Air Force (RAF) e il suo ruolo nella Seconda Guerra Mondiale: Aces High e Tailgunner.
Una premessa: Dunkirk, la Battle of Britain e il Blitz
Storici professionisti, appassionati di storia a vario titolo e cinefili sapranno di cosa parlo. A fine maggio 1940, la Wehrmacht accerchia le truppe inglesi e francesi, circondandole sulla spiaggia di Dunkerque (Dunkirk). L’intero Regno Unito sta a guardare nei cinegiornali le mappe del conflitto in evoluzione col fiato sospeso: minacciose frecce indicanti i tedeschi che si moltiplicano e convergono su quella spiaggia, avanzando e stringendo.

Poi, grazie anche e soprattutto alla guida del nuovo e grintoso Primo Ministro Churchill, avviene il miracolo: una flotta di piccole imbarcazioni, le famose “little ships”, affianca la Marina e permette di salvare quasi tutto l’esercito britannico e una parte di quello francese. È proprio a seguito di questa grande impresa che Churchill pronuncia il suo celebre discorso “We will fight on the beaches” (“combatteremo sulle spiagge”), che i maideniani conoscono bene: tradizionalmente, la parte più energica di quel discorso introduce Aces High durante i concerti dal vivo.
Ma non finisce qui: il Regno Unito si rifiuta di arrendersi (“We shall never surrender!”) e lasciare il Continente al Terzo Reich, e il Feldmaresciallo Göring scatena contro la Gran Bretagna la potenza dell’aeronautica tedesca, la Luftwaffe, nel tentativo di spingere la nazione isolana alla resa. Dapprima vengono attaccati i convogli di rifornimento, i radar e i porti, poi la stessa aviazione britannica, la Royal Air Force (RAF), le cui basi vengono bombardate. Ragazzi eroici a bordo di caccia come gli Spitfire e gli Hurricane ed eroiche ragazze nel ruolo di plotter (“addette alla mappatura”) nelle sale di controllo, le ausiliarie aeronautiche del WAAF, si sacrificano e resistono agli attacchi dei caccia Messerschmitt Bf 109 e dei bombardieri: è la Battaglia d’Inghilterra, in inglese Battle of Britain.
Non paghi, i tedeschi rincarano la dose e, a partire dal 7 settembre 1940, passano al bombardare Londra e diversi centri industriali britannici: è la fase della guerra nota come Blitz (da Blitzkrieg, guerra lampo, un attacco intensivo e rapido combinato di tutte le forze armate). Basti pensare che la sola Londra venne bombardata per 57 notti di fila.
Niente da fare: i britannici non mollano. Per la prima volta, la macchina da guerra del Terzo Reich deve desistere. I britannici ovviamente faranno pagare ai tedeschi il Blitz nei mesi e negli anni a venire, dapprima con i bombardieri Vickers Wellington, poi con i più celebri Lancaster e Halifax.
Aces High
Qualche decennio dopo, un ragazzo cresciuto nella parte est di Londra, un’area duramente colpita dal Blitz e vicina al Kent dove gli scontri aerei erano visibili, cerca ispirazione per una canzone che farà la storia.
L’East End di Londra e l’intera parte est furono martoriate dal Blitz, in quanto sede dei moli portuali sul Tamigi. Il lato est è anche la parte di Londra più vicina al Kent, dove gli scontri fra caccia della Battaglia d’Inghilterra erano frequenti visioni nel cielo. Il ricordo di quell’anno fra il 1940 e il 1941 è ancora tangibile, a volte perfino visibile quando questo ragazzo, un certo Steve Harris, comincia la sua carriera musicale.

Chi lo sa, magari nella testa di questo ragazzo, c’è anche la memoria del nonno di un amico che ha lasciato da poco la band, un certo Paul Andrews/Di’Anno: suo nonno era, appunto, un pilota della RAF (si veda Remember Tomorrow). Ma, sopra ogni cosa, immagino che Harris veda in quei piloti un grande esempio di eroismo. Ragazzi sorridenti, tra i 17 e i 25 anni, che saltavano nell’abitacolo per difendere la loro base, la loro casa e la loro patria, pur sapendo di avere un’aspettativa di vita media di appena quattro settimane. A quell’età, Steve e i suoi amici pensavano a calcio e musica, certo non a fermare i tedeschi e a cercare di non morire.
Steve Harris ci regala così Aces High, uno dei singoli più famosi della band e un inno ai piloti di caccia della RAF. La canzone ci catapulta in quei momenti adrenalinici vissuti da giovani eroi, che dovevano combattere sia per non essere colpiti a terra durante un attacco alla loro base, sia per intercettare i caccia e i bombardieri nemici.
La canzone è uno di quei classici pezzi dal ritmo galoppante e, appunto, adrenalinico, ed apre uno dei cosiddetti “album perfetti” della band, secondo la mia opinione, lo straordinario Powerslave.
La copertina del singolo richiama perfettamente il contenuto: Eddie è seduto nell’abitacolo di uno storico caccia Supermarine Spitfire, riconoscibile per il suo caratteristico motore Merlin Rolls-Royce. Dietro di lui, un aereo tedesco precipita, un altro aereo va incontro alla stessa sorte completamente in fiamme, mentre un pilota si lancia con il paracadute. Un caccia inglese, invece, sta virando.

Il testo è una semplice ma vivida descrizione di una missione di un pilota di caccia, dal suono della sirena (che indica quindi un attacco con bombardieri: l’allarme per i piloti era una semplice campanella) fino al combattimento. Interessante l’uso della parola “Bandit”, il gergo radiofonico della RAF per indicare un aereo nemico, mentre per i propri aerei si usavano termini come “Friendly”. Per apprezzare meglio il testo, consiglio di guardare due film, possibilmente in lingua originale: Battle of Britain del 1969, con un cast d’eccezione (Christopher Plummer, Michael Caine, Laurence Olivier, Lawrence Fox, Ian McShane…), e Angels One Five del 1952, il cui titolo fa riferimento al gergo RAF per indicare l’altitudine (15.000 piedi, nel caso specifico).
Per finire, il titolo è un vero colpo di genio. Aces vuol dire “assi”, in riferimento a quei piloti che abbattono almeno cinque aerei nemici. High ha molteplici significati:
- L’altitudine a cui si svolgevano i combattimenti.
- L’alto numero di nemici abbattuti, un simbolo del loro successo.
- Lo status elevato che gli assi dell’aviazione avevano all’interno della società. Volendo, c’è anche un richiamo al poker, di cui però non mi intendo.
Breve nota conclusiva: vi è anche un film del 1976 dallo stesso titolo della canzone, Aces High (in cui compare di nuovo Christopher Plummer, per la gioia di noi pulzelle). Questo però parla della nascente aeronautica inglese nella Prima guerra mondiale anziché nella Seconda: all’epoca, la vera e propria infanzia dell’aeronautica, vi era una stima media di sopravvivenza per un pilota di quindici giorni, rispetto alle circa quattro settimane del 1940-1941. Vi consiglio ovviamente di guardare anche quello, per capire da dove siano nate la RAF e la mentalità dei suoi piloti.
Tailgunner
Qualche anno dopo, Steve Harris decide di scrivere un’altra canzone ispirata all’aviazione della Seconda Guerra Mondiale, questa volta insieme a Bruce Dickinson, che peraltro ha una laurea in storia. La loro attenzione si sposta su una figura diversa, forse meno celebrata e romantica rispetto ai piloti di caccia: i mitraglieri di coda, i “tail gunners”, parte degli equipaggi dei bombardieri il cui compito era difendere l’aereo dai caccia nemici. Come già detto per i piloti di caccia, anche gli equipaggi dei bombardieri avevano un’aspettativa di vita tragicamente bassa: solo circa un terzo degli aviatori che iniziarono l’addestramento riuscì a sopravvivere alla guerra. I mitraglieri, oltretutto, erano particolarmente esposti e venivano spesso colpiti anche quando il loro aereo riusciva a far ritorno alla base.
La canzone apre in questo caso l’album No Prayer for the Dying, un disco che tende a dividere e spesso anche a deludere i fan. Il ritmo è meno galoppante, e le sonorità cambiano notevolmente grazie all’arrivo di Janick Gers al posto di Adrian Smith, rendendo il suono meno squillante e carico di energia. Se ci pensate, la canzone potrebbe tranquillamente stare su Balls to Picasso(come altri pezzi dell’album, dopotutto).

Il testo presenta una novità rispetto ad Aces High: la menzione degli orrori della guerra che arricchisce la descrizione della missione. È una menzione molto indiretta, ma presente: si fa cenno all’orrore di Dresda, rasa al suolo da una tempesta di fuoco causata proprio dalla RAF (Trace your way back fifty years – To the glow of Dresden, blood and tears ) e persino a quello di Hiroshima (Enola Gay). In questa canzone si riconosce l’umanità del nemico, e ci si chiede chi abbia veramente iniziato la guerra, chi abbia sparato per primo. Se Aces High è una giusta ode a chi combatteva senza onta, in Tail Gunner non c’è solo l’adrenalinica e pure un po’ esplicita descrizione del lavoro del mitragliere (Nail that Fokker, kill that son – Gonna blow your guts out with my gun), ma si riconosce l’ambiguità morale del bombardamento come azione di guerra.
Certo, un verso come The weather forecast’s good for war – Cologne and Frankfurt? Have some more, hahaha! può suonare orribile a chi non ha vissuto quegli anni. Ma se ci mettiamo nei panni di ragazzi che hanno perso i propri cari a causa dei bombardamenti e che erano inorriditi di fronte alle idee del nazionalsocialismo, diventa più facile capire come abbiano potuto scegliere di combattere su un bombardiere. Il verso fa riferimento al fatto che un cielo sereno era una condizione necessaria per una missione di bombardamento notturno.
La copertina del singolo ci mostra Eddie nella torretta di coda di un bombardiere pesante, probabilmente un Avro Lancaster o Handley Page Halifax. La mitragliera che impugna ha quattro canne, a rappresentare le mitragliatrici Browning da 0,303 pollici, l’armamento standard delle torrette di coda britanniche. A differenza di Aces High, dove Eddie era in un agile Spitfire con un’espressione di rabbia mista a trionfo, qui è in una posizione molto esposta e vulnerabile. Dalla postazione spuntano fiamme, e il suo viso è segnato dalla disperazione e dal terrore.
Conclusioni
Spero vi sia piaciuto scoprire le storie dietro a due iconiche canzoni degli Iron Maiden, proprio in occasione dell’ottantacinquesimo della Battaglia d’Inghilterra e del Blitz. La storia della musica, in questo caso, si intreccia in modo indissolubile con quella del nostro passato, regalandoci prospettive uniche e toccanti su eventi che non dobbiamo mai dimenticare. La storia (sociale, politica e medica) degli anni 1900-1945 è una delle mie specializzazioni, e mi ha fatto piacere condividere le mie analisi con voi.
Se siete appassionati di storia e cinema, vi lascio qualche altro consiglio:
- I due film Dunkirk (1958 e 2017), che raccontano il miracolo delle “little ships” in due maniere molto diverse, anche se in quello del 2017 sono riconoscibili alcuni tributi al film del 1958 (ai britannici quello del 2017 non piace, non si sa perché).
- L’ora più buia (The Darkest Hour, 2017), con Gary Oldman nei panni di Churchill.
- I due episodi “Il bambino vuoto” della serie TV britannica Doctor Who, che offrono un’interessante visione del Blitz. Oltre al cosiddetto “Blitz spirit” della classe media, si vede anche la prospettiva degli ultimi della società. Vi consiglio di preparare i fazzoletti!
Prossimamente, mi occuperò di altre canzoni degli Iron Maiden legate alle due guerre mondiali. Se avete richieste, domande o osservazioni, vi invito a lasciare un commento sulla pagina Facebook oppure Instagram Antonio Biggio.
Se vi interessa leggere gratuitamente una storia che parla della RAF dal cap. 29 in poi, ricca di riferimenti agli Iron Maiden e ad altri artisti, vi segnalo la mia fanfiction intitolata Remember Tomorrow (Tears for remembrance, Tears for joy), ovviamente con riferimento alla ballata maideniana. È una versione alternativa e più realistica del film Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music), ma non è necessario averlo visto. Il racconto è un viaggio tra la storia austriaca, italiana e inglese, con elementi di commedia, amore, dramma e scene di guerra.
Potete trovare la storia qui e qui (può essere che dobbiate crearvi un profilo in quanto la storia è categorizzata come “per audience mature”.)
Infine, per onorare la memoria di questi eroi, potete supportare il Museo della RAF “sponsorizzando” la mia Battle of Britain 85 challenge. Le offerte sosterranno diversi progetti didattici sulla storia, l’acquisto di materiali essenziali e la riparazione di libri disponibili in biblioteca. Potete farlo cliccando qui.
Se vi va, seguitemi anche su Instagram, dove parlo di storia, politica, medicina, lingue (italiano, inglese e tedesco) e musica, e condivido foto di bellezze paesaggistiche e architettoniche.
A rivederci su questo blog con i miei prossimi articoli!
