Nessuno da questo blog mi chiederà mai “cosaccentra” con dita a perucciola e bocca aperta. Siamo – noi rocker rozzi che piangono Ozzy come un parente – persone che si divertono a stupirsi.
Il nesso comunque arriverà tra 5 righe.
Sono stato a Rosolini, profondissima Sicilia montalbana, piena di cervelli, idee, splendori naturali, architettonici e gustativi. E chiaramente sportivi, nel caso specifico Muay Thai di altissimo livello (Evolution Fight, diretta mondiale su DAZN).
Svetta per umiltà, passione per il suo luogo e per la nostra serie, Bruno Botindari, “BB-King”, uno che organizza eventi da migliaia di persone portandomi in giro, ridendo con i bambini. Inevitabile alla mia testa provocatrice il raffronto dell’abitudine lombarda (e non solo) di fare i martiri per due fatture e due telefonate.

Etno-geograficamente scorretto, ma prova a dirmi che non sia vero…
Come sapete, le trame di Sport Crime sono profondamente legate al contesto locale, quindi la finezza relazionale di BB-King mi ha fatto parlare con Emanuele, un pescatore rimasto disoccupato a causa di un problema gravissimo per l’ambiente e per il frigorifero dei pescatori: “Le quote Tonno dei giapponesi”. Vicino al commovente molo di Porto Palo c’era una barchetta da pesca con scritto (in vernice blu) “Sea of Madness“.
Ecco il cosaccentra.
La faccio breve ma ti invito ad approfondire la questione Tonno-Giap. I pescatori hanno delle quote da rispettare perché sono state “consegnate” altrove e tolte a loro.
In genere accade per ripopolare in caso di carenza, ma la questione è diversa, i tonni sono tantissimi, troppi, facilmente pescabili e sbranano tutti gli altri tipi di pesce, che quindi, con forte danno ambientale, diventano inpescabili.
La prima domanda dalle montagne bellunesi è: «ma non potete pescare altro?».
Risposta: «Se i tonni in eccesso – che sono grandi – mangiano tutto il pesce azzurro, le spigole e le ricciole, non peschi e non vendi nemmeno quelle».
Più che per senso (perché sì, quel sistema è proprio un Sea of Madness) il brano degli Iron mi risuonava per memoria auditiva.
Non c’erano intorno radio, né suonerie, quindi ho avuto facilità a “mantenere” nell’amigdala il riff, le salite vocali di Bruce, quelle ascese modulate che spiegano che la pazzia distruttiva è un fattore progressivo. Come i danni ambientali vestiti da legge equa.

Man mano che il racconto di Emanuele si staccava dalle quote e passava alla tecnica, al mare, al dettaglio, alle traiettorie dei branchi, la sua voce si rasserenava e rallentava, come il passaggio di Sea of Madness a 2 e 48, un ritrovamento di serenità.
Sono uscito da un racconto di povertà con una grossa forza, che ritrovo nelle ultime righe del testo, grosso aiuto Nicko Mc-Drum che spinge “a contrasto” con rullate e uso della grancassa che danno speranza a un testo e un vocalismo di segno quasi opposto.
Io e Dani abbiamo deciso che l’esposizione del problema (come le “cozze disastrate” di Porto Tolle, episodio 4 Stagione 1) sarebbe entrata nella trama di “Rosolini Sono!“, in stagione 3.
Che quel mare di follia dipinto sulla barchetta resti da qualche parte nel tempo…. Somewhere in Time.
