Da poco ho definito Mike Tyson un grande intellettuale (su Globetodays), e vent’anni fa ho detto a Radio24 che avrei volentieri lasciato mio figlio (allora piccolo, non il pugile del 2025) una giornata con Ozzy Osbourne, Alice Cooper e Mike Tyson, ma non un minuto con quel conduttore adorato (che a me sapeva da uno che guarda le giovanili del calcio ma non per il gioco, per fare i raggi X agli atleti).
Ok, ma “intellettuale” Ozzy?
Sì, non ho detto “colto”.
Passiamo al fisico-medico.
Per qualche assurdo codice borghesello, che mi rende nervoso e offensivo, per i rocker, i pugili, insomma per i rocker e i collision-sportsmen, le battute sulla salute sono politicamente correttissime.
Guai a fare una battuta sul nonnetto della vicina. Invece su Ozzy, sugli Stones, si può dire che li ricaricano con le batterie, che sono zombie, che «gli» (errore grammaticale) iniettano birra e eroina, che hanno i reni di plastica etc. etc. Ha ha ha. E ridono.
Sì, reagisco male quando mi toccano i membri della famiglia.
In questi giorni tutti si Ozzy-scatenano con le news riciclate da wikipedia, con il pipistrello mangiato (la più kafkiana delle rockballe dopo il cambio del sangue di Keith Richards), con il morso alla testa della colomba, senza sapere anche Ozzy (certo, fatto come una biscia) la credeva finta e ha avuto vari rimorsi nel sapere di aver fatto male a un animale.
“They say I worship the devil. They must be stupid or blind. Why don’t they open their eyes?”.
Da “Rock and Roll rebel”.
Domanda 1: ci sarà una differenza tra un esploratore (certo eccessivo) e un satanista?
Domanda 2: è così difficile da capire?
Riascoltiamo “Mother Earth”, ringraziando anche il sottovalutato bassista Bob Daisley per il contributo, per i libri che ha dato, raccontato a Ozzy.
È un brano anomalo, il classico che «ah, non credevo che faceva musica così».
Perché chi fa il sapiente contro i miei parenti in genere sbaglia il congiuntivo.
Ozzy l’intellettuale scioccato, che ha tradotto le macerie fumanti di Aston in arte britannica, che si è rifugiato dalla paura in camera di Geezer Butler quando, chiuso in un castello con la speranza che ne uscissero pezzi più horror, ha sentito dei rumori strani.
E giù ricordi.
Un parente che sotto i miei occhi ha calpestato il vinile di “Sabbath Bloody Sabbath” mentre un altro mi teneva fermo (“Technical Ecstasy” si è salvato perché aveva una copertina innocente). Il professor Cesare Rinaldi che (certo, nessuno mi ha obbligato a portare il disco in classe) mi ha detto: «Tra quella musica è il rugby povero il tuo cervello».
E tutti i testi a memoria, dei Sabbath, di Ozzy, fino al momento del “ritiro”, una cosa simpatica: non ho vissuto molto con mia mamma, ma mi piace ricordare il “rapimento” di “Diary of a Madman” che mio fratello ascoltava (non scherzo) cinque o sei volte al giorno.
Torta Sacher in cambio di restituzione: «Ormai anca i sorz i canta “Over the Mountain”».
Un trasformatore.
Di paure in arte, con un lato umoristico (ho decine di aneddoti in frigo, quasi tutti sconosciuti) che – come per gli Stones – necessita di altri vent’anni prima di essere definito e applaudito come merita.
Il mio pezzo preferito cantato da Ozzy? “Symptom of the Universe”.
Il più bel riff iniziale insieme a “The wicker man” e “Jumping Jack Flash”.
