Fra Eddie e gli Spitfire, gli storici inglesi fanno tremare l’Ernst-Happel-Stadion, seppur fra qualche problemino
L’arrivo
Giovedì 17 luglio 2025: da tutta l’Austria si muovono maideniani, molti in treno, alcuni in bus, per convergere su Vienna. Già alla mia stazione, Salisburgo Centrale, le maglie dei Maiden sembrano essere ovunque: arrivano fratelli e sorelle anche dai treni regionali che conferiscono su Salisburgo dalle campagne e montagne circostanti, compresi quelli della confinante Alta Baviera. Nonostante io viva da diciott’anni in Austria, è la prima volta che vado a un concerto a Vienna. Di solito vado a Monaco di Baviera, più vicina. Ma quest’anno i miei inglesi preferiti saltano Monaco, quindi mi tocca la capitale. Si tratta comunque di due città ben organizzate, pulite e con metropolitana e tram favolosi, quindi è sempre un piacere, al di là del fatto che mi tocca fare più del doppio dei chilometri e mi tocca prendere una camera. Vienna attira però anche gente dai paesi circostanti, specie dalla Slovacchia, e poi i “soliti” italiani, fra immigrati e i tanti profughi dei prezzi assurdi di Padova. Addirittura Marta Gabriel dei Crystal Viper è venuta a Vienna dalla Polonia apposta per i Maiden, come ho scoperto dal suo profilo Facebook.
La venue
Come mi aspettavo, a Vienna tutto fila liscio, e perfino i trasporti pubblici viennesi ci danno il benvenuto allo stadio Ernst Happel con annunci sui display e con personale predisposto a indirizzare tutti fin dalle stazioni metro vicine. All’arrivo, vi è un clima di festa. La birra Ottakringer, la birra viennese per antonomasia, scorre a fiumi; il profumo dei classici street food austrobavaresi ci attira, e prenoto mentalmente un bel panino al Käsekrainer, würstel speziato ripieno di formaggio, per il dopo concerto.
Dal punto di vista organizzativo, l’unico mio personale cruccio è che non si sapesse che c’era un settore “avanzato” separato in platea. Solo a concerto finito scopro che venivano dati dei braccialetti, presumibilmente a chi era arrivato presto, ma non solo, e le risposte un po’ vaghe su come venissero assegnati questi braccialetti mi fanno sempre un po’ arrabbiare. Personalmente non amo questo modo di fare, che però si diffondeva negli Stati Uniti già venti-venticinque anni fa. Dovrebbe essere chiaro a tutti in anticipo se vi siano delle modalità specifiche per accedere al settore davanti. Ma il mondo è andato avanti e non si accoda ai miei valori da tempo, ahimè. Quindi continuo con la mia filosofia di signora di mezz’età e cerco di dimenticarmene.
Dato che a me interessa sentire il concerto, e magari anche vedere, cerco di indirizzarmi verso il mixer. È lì che scopro di questa partizione, perché arrivo vicino alle barriere frangifolle. La mia posizione si rivela addirittura salvifica in questo caso: in buona parte dello stadio il suono è disastroso: io, invece, sento tutto benissimo, quasi come se ascoltassi dal mio impianto stereo.
I giornali austriaci tuonano contro questo ennesimo fiasco, dato che il problema è noto e non vi sono stati miglioramenti: per molti, i soldi del biglietto sono stati buttati senza se e senza ma.
Il concerto: dipende sempre da cosa ci si aspetta.
Valuto ora il concerto, tenendo presente che ci sono stati alcuni momenti tesi in platea che mi hanno distratto (per esempio, su The Clairvoyant). I settori avanzati della platea, compreso il mio, hanno partecipato calorosamente al concerto, con addirittura il pubblico che ha cantato intere canzoni o che faceva partire battimani spontaneamente senza aspettare Bruce. Diversa l’atmosfera in altri settori, da quanto mi riferiscono fratelli e sorelle che erano a sedere, ma questo è un po’ tipico di queste zone, in cui molti hanno un approccio più tranquillo ai concerti rispetto anche solo agli italiani del nord, figuriamoci rispetto ai fenomenali pubblici sudamericani. Il giornale Der Standard ironizza anche sull’età media ormai avanzata dei fans, altro fattore da mettere in conto nel valutare la calorosità: fra anzianotti e nipotini, il calore tipico di quella fascia che va dall’adolescenza fino a noi ultraquarantenni che ancora teniamo botta tende a mancare per fattori fisiologici.
Le opinioni di chi è riuscito a sentire sono univocamente positive. Non ho incrociato nessuno di quelli con decine o ventine di concerti alle spalle, per cui non ho raccolto commenti sulla scaletta che andassero a toccare le critiche di chi qualche concerto alle spalle lo ha, e cioè l’ennesima ripetizione di pezzi fatti e strafatti che si potevano mettere da parte per far spazio a qualche chicca. Al contrario, vedo su diverse comunità online metallare o maideniane austriache grandi apprezzamenti. Mi ci metto pertanto io: non mi lamento più di tanto, in quanto l’unica canzone di cui veramente farei a meno (anzi…) è The number of the beast, ma è altrettanto vero che togliere una o due hit per valorizzare qualche altra gemma dai primi sette album sarebbe stato meglio. Ripensate a tutte le perle degli album dall’eponimo fino a Fear of the dark: non vi era che l’imbarazzo della scelta. Concordo con il fatto che potersi godere Murders in the Rue Morgue, Phantom of the opera e Seventh Son of a Seventh Sonin una sola sera è già favoloso, specie per chi come me è cresciuto in una famiglia molto severa che non le ha permesso di godersi dal vivo gli anni migliori.
Le prestazioni di Dave e Adrian sono state spaziali. Lo stesso lo dico di Bruce con una piccola eccezione, su cui mi soffermerò dopo.
Simon ha suonato bene, il che conferma quello che dicevano in molti prima di me: non essendo un professionista, a inizio tour gli mancavano la memoria muscolare, l’abitudine a gestire certe situazioni e la tenuta, e ora si trova in una curva di apprendimento che procede imperterrita. Anche parlando con altri ragazzi della comunità Metal Fans Austria vi è stato un giudizio complessivamente positivo sulla sua prestazione. Dico che ha suonato bene perché ho prestato attenzione a diverse critiche nonché ho ascoltato qualcosa delle prime date. Ha chiaramente appreso e lavorato sodo, e la cosa mi fa piacere. Simon è stato anche applaudito calorosamente dalla platea, e ha sorriso.
Ci sono solo due però.
Ci sono stati due pasticci, di cui uno su Murders in the Rue Morgue, e non intendo il famigerato errore all’inizio riportato da tanti fan presenti alle prime date. Sul pasticcio che ricordo bene io ho avuto l’impressione che non si siano capiti fra di loro, e non saprei dire se il colpevole numero uno sia stato Steve, oppure Bruce che spesso canta diverso dal disco o proprio Simon.
Sull’altro pasticcio possibile che fosse di Simon, ma mi preoccupo di meno ora che vedo questo costante miglioramento. Cosa dire del tempo rallentato di diversi pezzi? Dove purtroppo il rallentamento delle canzoni fa soffrire secondo me è Run to the hills e parzialmente The Trooper. Phantom of the opera era già stata rallentata da tempo, e ne risente in negativo pure lei, ma qui non imputerei nulla a Simon. Io, oltretutto, sostengo che non sia una canzone che Bruce riesce a valorizzare, anche se so che per molti sarà un’eresia, e la considero non solo uno dei miei pezzi preferiti ma anche e soprattutto un pezzo “di Paul”. Esibizioni come quelle con Paul, Clive e un Harris giovane e velocissimo non le avremo più, e dobbiamo farcene una ragione.
Gli unici veri disastri per me sono stati altri. Il primo disastro che cito è Wasted Years. A parte che rallentata è terribile, ma ancora peggio è il tempo diverso fra il riff iniziale (e ripetuto) e quando riprende la canzone. Ho patito MOLTO. È un pezzo meraviglioso, e se lo devono fare così male io preferirei che non lo suonassero affatto.
L’altro disastro è Aces High. Bruce non ce la fa più. Io non so se sia solo il fatto che mettendola nel bis si va a infierire sulle sue corde vocali dopo un intero set, o se ormai sia proprio fuori dalla sua portata a meno che non si vada a intervenire sulla tonalità. Io capisco benissimo perché sia stata messa in scaletta. Non ho parlato con loro, ma essendo io una storica nonché un’appassionata della RAF nella Seconda guerra mondiale posso immaginare: sia Steve sia Bruce ci hanno sicuramente tenuto, visto che la canzone commemora sia Dunkirk (il discorso di Churchill che fanno sentire all’inizio è il famoso discorso post Dunkirk) sia la Battle of Britain/Battaglia d’Inghilterra (la canzone parla al 99% di quella) sia il Blitz (1% della canzone a causa della coincidenza parziale temporale fra Blitz e Battaglia), e quest’anno è l’ottantacinquesimo di questi avvenimenti, nonché l’ottantesimo della vittoria. Tutti anniversari sentitissimi e celebratissimi.
Però… ripeto il concetto: se devono farla così, tanto vale non farla affatto. Potevano magari sostituirla con Tailgunner, che è un altro omaggio alla RAF, anche se parla dei mitraglieri di coda (tail gunners) sui bombardieri anziché dei piloti di Spitfire: ruolo meno “romantico” ma ugualmente essenziale nello sforzo di guerra e con lo stesso alto tasso di letalità.
Una grande mancanza per me è stata anche il classico Harris che corre e zompetta quasi come Bruce: molto preso dal dover fare da balia al nuovo assetto della band, è più statico e più concentrato su altro. Non so se vi sia poi anche della stanchezza, visto che gli anni passano per tutti e che solo Bruce sembra aver trovato l’elisir della prestanza perenne.
Le cose marginali: LED e mentalità
Concludo con alcune riflessioni forse meno interessanti. Sugli schermi LED mi astengo. Non mi emozionano particolarmente, e per me potrebbero anche non esserci, ma non mi danno fastidio. Qualche momento graficamente bello c’è stato, tipo su Rime, ma io sono una persona molto più essenziale e mi andrebbe bene giusto qualche comparsata di Eddie in “carne e ossa” a guarnire una band spettacolare e un pubblico divertente e divertito.
Sui comportamenti della gente in platea, provo a dare una spiegazione. Secondo me ci sono stati parecchi cambiamenti culturali e societari ai quali non è ancora subentrato un nuovo “equilibrio”. Inoltre, vi è una certa confusione su cosa fossero gli anni Ottanta e Novanta e una certa egemonia culturale internettiana statunitense che portano a perpetuare certi miti su quanto fossero sempre stati violenti i concerti metal o punk, e su quanto sia normale quindi picchiare e molestare gente per arrivare avanti. Si badi bene che di questo parlo: non di pogo, non di normali spinte causate da gente che balla e poga, ma di vere e proprie aggressioni.
Su questo ci sarebbe solo da lavorare per ricostruire una cultura e anche una mentalità di fratellanza che sta andando persa. Ovviamente Vienna non è stata Padova 2025, e nemmeno Monaco 2023 (la prima serata), ma alcuni episodi spiacevoli ci sono stati. Starebbe a noi provare ad affrontare il problema prima che ci pensino come al solito lo stato o le società private con la repressione.
Concludo invece con una nota di mentalità positiva: il solito Steve Harris ha giocato in gran segreto una partita di calcio con una squadra del campionato cittadino viennese dilettanti, lo SK Slovan HAC. Hanno sfidato la squadra dell’agenzia di eventi che organizza i concerti a Vienna, compreso quello dei nostri eroi, la Barracuda. Lo scopo di questa partita è stato semplicemente far passare una giornata tranquilla e divertente al Boss. Pare che ci sia riuscito, e lo Slovan è contentissimo per la pubblicità ricevuta.
Dall’Austria è tutto per ora. Chissà cosa ci riserverà il futuro.
